/maʁ.sɛj/

Impressioni dalla città più antica di Francia

Pubblicato il 10 settembre 2010

marseilleMille chilometri a Nord per trovare un altro Sud, Notre Dame de la Garde da ogni dove, traffico e clacson fisso, monnezza e ratti cacciatori di gatti, senzacasa sotto i cartoni negli spartitraffico, scroccapaje di ogni nazionalità, marocchini del fermano e tunisini che parlano siciliano, Ancona città inaspettatamente nota, il Vieux Port sempre al sole, acqua più cara del vino senza fontane in giro e fortuna gli africani che te la mettono meno di quello che chiamano caffè, saliscendi continui, il logo OM aderente a un busto su tre, la 1664, il couscous e la folla del ramadan al tramonto, mosche e api e piccioni al mercato africano, colori e confusione, la erre moscia che non si sente, uno smartphone per palmo che trasmette quattroquarti, cinque metri di rap francese al Virgin megastore, i magazzini LaFayette, le belle maghrebine, il mare grosso, un forte per bastione, il tunnel sotto al porto, patisserie brasserie boucherie e kebabbari a profusione, pizze da un chilo con taaanto formaggio, rastoni tre dreadlock in testa, il pastis, rocce scogli falesie, le centrali elettriche e le raffinerie, l’aeroporto sul lago, McDonald’s a macchia d’olio, il sapone di Marsiglia, due rovine romane in croce osannate manco fossero chissaché, i blockprojects urbanisticamente quasi gradevoli, Les Calanques, il TGV che va piano ma costa come nella tratta ad alta velocità, baguette special, Allons enfants de la Patrie le jour de gloire est arrivé, Bouygtel France, menu scritti a mano in bella grafia, le previsioni meteo che mentivano (e io che le ho ignorate), le moto quante, densità di fari, pescatori, surfisti, burqa come se piovesse, smalto verde, più pezzi sui tetti che ad altezza d’uomo, mooolta meno polizia in strada che non dico Roma che so’ boni tutti ma manco Ancona che siamo noi italiani a esserci messi addosso una paura fottuta ingiustificata, serrande sollevate 10-19, gabbiani, l’Occitane en Provence, bboy in crew di venti più ghettoblaster, gli opinel, il caos de La Canebiére, la spiaggia, le gambe infinite delle indocinesi, auto non più solo francesi, lo shopping in Rue Saint Ferréol, Basic evolution e Gauloises, technomani del nord, jugglers a l’Esplanade de Gare Saint Charles, una città sul mare e non di mare, addette alla ricezione turistica con terminali iMac, l’OM store, un bianco ogni tre maghrebini e due africani – escludendo tutto l’Oriente -, Taxi Marseille, francesine che sbavano davanti scarpe italiane dai prezzi proibitivi, très bien ce n’est pas un problème, skaters a frantumarsi caviglie sulle panchine, tabaccai con le MS, clima invidiabile per chi vive sul medio Adriatico, algerini che indicano la sortie quando ti perdi tra i cantieri di una baraccopoli socialmente ai margini dove non avresti voluto infilarti, zanzare specie ignota, ragazzette con borsa D&G stretta stretta addosso, il logo PACA ovunque che mica è brutto come il picchio verde, fanze di solo writing nelle edicole, il tricolore (col blu) sulle aste sempre lucente e integro, stereo a tutta dalle Peugeot con gli spoiler ad alta deportanza, la mancanza di tratti somatici dei Balcani, odori e suoni e colori che ti rapiscono i sensi.
Una metropoli con cui instauri un rapporto di coppia.



Dillo a tutti

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