Settempedano d’origine, dorico di transizione, capitolino di vocazione, montanaro per disperazione, adriatico per direzione, nasco writer e cresco grafomane, BBoy anomalo in un ambiente di sviluppo sintetizzabile come ostile per semplificare l’incontro di attitudini nerd e tendenze goth, monomaniaco nella dimensione nella quale si concepisce e si misura il trascorrere degli eventi, resistente alla noia e a tante altre cose, una pazienza infinita e un fatalismo insopportabile.
Ingoio i fondamentali negli anni a cavallo tra i due millenni e scombino il flow degli elementi ossessionato dal lettering, grafico mancato e writer decisamente scarso, terrorizzato dall’horror vacui riempio i vuoti con tracce e passo nei maledetti anni Zero dall’evoluzione della lettera alla sua devoluzione, dal wild style all’alfabeto latino così come i millenni ce l’hanno consegnato nella sua complicata essenzialità. Calligrafo in un mondo che non sa più scrivere scrivo per sentirmi ancora vivo e vivo per quel poco di vero che c’è rimasto, se le lettere compongono parole e le parole hanno ancora un senso.
Nel frattempo il bisogno di dire qualcosa a qualcuno, non fossero mancati accusativo e dativo. Quindi il ripiego su marcatori, script, oggetti, calcoli. La sicurezza della risposta esatta della macchina. Il resto è conseguenza. Comunicatore freelance, copywriter freestyle, webdesigner freeware, una carriera postlaurea oldschool di lavori diversamente dignitosi. Decrescente più obbligato che felice. Vintage, retrò, anacronistico, ancora scrivo a mano. E il mezzo ha sempre fatto il messaggio, per me che nel secondo investivo poco.

Ad oggi, con la pregnanza del momento storico che ci attanaglia, una risposta a tutte quelle domande con la W che mi porrei leggendo info su qualsiasi altro sito pesa non poco restituirla. Anche in virtù delle radici da bifolco di cui, impermeabile al progresso, vado così fiero.
Il mio dove è vago, un apolide del detestabile Piceno, un deadmanwalking in attesa di rifugio politico, un esiliato specializzato nello strappare radici e tagliare ponti. Il quando è quanto, tanto, un tempo che decuplica quello dei comuni mortali. Sicuramente più antico che vecchio. Il perché sta nell’impulso creativo mancante, da cui la vendicativa furia rabbiosa che impregna l’inutile fuga nell’ordine dei linguaggi. Il come è il tentativo di migliorare l’esistente, spesso più tenersi in piedi tra le rovine, su una base che non era un grande sforzo consegnarmi appena migliore.
Quello che faccio sta scritto in testata, come lo faccio lo scorrete in queste pagine. Sono iscritto all’ODG Marche da parecchio ma non ne vado fiero, me la cavo con grafica raster e vettoriale, so mettere due parole in fila e mi piace scrivere. In entrambi i sensi. Mi diverto con l’impaginazione e ho imparato qualche trick di SEO. Nel web come utente, prima che obtorto collo costruttore, e solo perché lo chiede un mercato che disprezzo ma sputo da sempre nel piatto dove mangio. Poi so come si fa leva sulla gamba nella vangatura manuale.