Il Mercato (s)coperto

A Matelica rinasce l'ex Mercato coperto comunale

Pubblicato il 11 marzo 2014

Che gli insegnamenti di economia politica fossero perfino più fuori dal mondo di quelli di diritto costituzionale l’avevo capito – e dimostrato con tre torni al prossimo appello e un sofferto 20 finale – già all’università. Se non altro, in diritto costituzionale il 30 era una passeggiata.
Il mercato, ai tempi del liberalismo, ha fallito. La mano invisibile che dovrebbe creare equilibri crea, nel migliore dei casi, disuguaglianze e tensioni sociali; miseria, dolore, lacrime e sangue in tutti gli altri. Lo dico da consumatore, consapevole di quanto le cognizioni accademiche non abbiano vie per affrancarsi dalla teoria, costretto ad ammettere quanto basti uno sguardo attorno a una qualsiasi delle realtà del mondo – esclusi i soliti noti – per capire quanto sia indifendibile, oggi, il modello economico neoliberista-capitalista-neoimperalista-globalizzato. Lo lamento alla luce della guerra tra poveri che ci costringe ogni giorno a strapparci a morsi percentuali infime di una fame di cui siamo diventati avidi.

mercato coperto matelicaOfficina80 è un’associazione di promozione sociale che, aldilà dei blablabla statutari utili solo all’Agenzia delle Entrate, ha l’obiettivo di colmare le lacune che le amministrazioni – strozzate dal patto di stabilità, ingabbiate in logiche clientelari, ossessionate dalla privatizzazione del pubblico, proiettate in prossime-perenni campagne elettorali o sconfitte da un’estetica del marketing territoriale mai tradotta in reale valorizzazione del poco ma buono che si ha – non sanno, non possono o non vogliono fare a meno che squarcino il tessuto sociale.
Matelica, nota ai più per il nome – e la tomba – di Enrico Mattei, ai meno per l’unica discoteca sopravvissuta nell’entroterra e a pochi per il Verdicchio, al confine tra le province di Macerata e Ancona, tra le Marche e l’Umbria, una conca nell’unica vallata verticale della regione al plurale, ha un Mercato coperto. Miracolosamente uscito intatto dalle scosse del ’97, in un’elegante palazzina sorta sulle rovine di un chiostro medievale, le attività sotto la cupola alta sull’Esino hanno chiuso i battenti da anni e la struttura – di fatto abbandonata a vandalismo e deterioramenti di ogni sorta ed entità – è stata ceduta dal Comune a un privato. Il piano del nuovo proprietario prevedeva l’abbattimento dell’immobile in pieno centro storico per la costruzione sulle sue macerie di unità abitative con garage.
Chiunque conosca la situazione immobiliare del territorio ha già espresso l’unico, ovvio commento all’operazione picchiettandosi con l’indice la tempia. Officina80 aveva un’idea migliore. Ha chiesto al proprietario di sospendere il piano in vista di tempi migliori (corsivo mio, risata pure), e il titolare s’è dimostrato, oltre che ragionevole, disponibile a congelare gli interventi e consegnare le chiavi del mercato a una dozzina di ragazzi per il loro inedito progetto: “una proposta di trasformazione dell’ex Mercato coperto comunale di Matelica in una vetrina del territorio, delle tradizioni enogastronomiche e di quelle culturali”.

mercato coperto matelicaSulla carta è sempre tutto più semplice rispetto alle tre dimensioni della realtà. Oltre un centinaio di persone entusiaste alla presentazione al pubblico del progetto e qualche politico a promettere supporto perfino personale (a maggio si vota, senza insinuazione mia alcuna) benedicono l’idea di Officina80 e costringono l’Associazione a prendersi da ora sul serio, rimboccarsi le maniche perché gennaio è già agli sgoccioli: la prima fase si chiuderà il 30 marzo 2014, data di inaugurazione del mercato restituito alla città. Nei due mesi restanti lì ci sarà un cantiere aperto a ogni manualità e a tutti i volontari possibili per pulizia e ristrutturazione, per il restauro del salvabile e l’allestimento di un nuovo ambiente denso di materiali di recupero, si diffonderà il progetto e si raccoglieranno adesioni. Da due mesi attraversano le saracinesche del malandato stabile attrezzature e vernici, bancali e prodotti per la pulizia industriale, gente in tenuta da lavoro e operai improvvisati felici di dedicare una domenica a sentirsi meno inutili.
Le rovine del mercato stanno riprendendo vita, ma il bello verrà poi. “Essere pronti per il 30 marzo, quando produttori, artigiani, artisti, musicisti compariranno al mercato e lo riattiveranno per una giornata, creando il luogo che pensiamo il mercato possa diventare in un prossimo futuro. Un incubatore sociale ma anche un’occasione per creare posti di lavoro, una vetrina del nostro territorio e delle persone che lo abitano”. Una dichiarazione di intenti che alle spalle ha una linea di rottura: il mercato è un contenitore, in fondo, nulla di più; il valore da costruirci dentro lo creano territorio, uomo e prodotto.

mercato coperto matelicaNon so se i ragazzi di Officina80 abbiano in mente questa linea, ma il loro progetto – per quanto riguarda la valorizzazione dei prodotti della terra e la tutela del consumatore – l’ho letto in chiave sovversiva. Un tentativo di inquadrare la terra come bene comune, di incatenare la mano invisibile che dai tempi di Smith raramente ha giovato alla società, di forzare le logiche di mercato per restituire qualità alla produzione, dignità al consumo e valore allo scambio. Il km zero non è la soluzione alla rovina del sistema, ma la grande distribuzione – la repressione sui picchetti dei lavoratori della logistica lo conferma – è palesemente parte del problema. Finché al produttore verrà pagato dieci quello che al dettaglio costa mille, finché le materie prime verranno importate da paesi senza diritti per i lavoratori per contenere i costi di imprenditori squali il cui unico fine è il profitto, finché l’essere umano sarà un problema per un’economia in regime di pareggio di bilancio per la quale conta solo il consumo, il mercato non sarà equo né a misura della popolazione che lo alimenta.
Si sono impossessati della cucina povera e ne hanno fatto cibo per pochi facoltosi, lasciandoci i fetidi avanzi fast food a ogni latitudine. Hanno globalizzato la produzione alimentare e imposto quote di produzione che paradossalmente rendono più economico l’acquisto alimentare in terre a ore e ore di fuso da qui che non sotto casa. Non sappiamo più quello che mangiamo ma saremmo disposti a spendere di più per tornare a conoscerlo e scegliere quanto lontano acquistare nonché quanti diritti abbiamo evitato di calpestare per farlo; eppure il processo è stato ostacolato in ogni modo e a ogni livello: in sede comunitaria si sono sostenuti all’inverosimile gli interessi dei grandi gruppi industriali che hanno stravolto la trasformazione dei cibi, il calo dei prezzi imposto dalla grande distribuzione ha demolito la qualità e amplificato lo sfruttamento selvaggio della manodopera in contesti di ritorno a un latifondo quasi feudale. Speculazione privata e liberismo selvaggio hanno reso produzioni d’eccellenza mercati di nicchia incapaci di incidere sui livelli occupazionali.
Se si accetta lo sfruttamento capitalista come orizzonte si devono accettare come corollario i soprusi di un mercato iniquo, i caporalati, l’arricchimento delle mafie, gli sfruttamenti schiavisti che nessun potere riesce più a nascondere, per quanto nessun governo abbia saputo – o voluto – contrastare. E nessuna intelligenza può più difendere questo orrore.

Il progetto perugino Umbria Grida Terra ha dimostrato, pochi giorni fa, come sia possibile riunire in un Mercato coperto recuperato piccoli produttori di qualità al di fuori della grande distribuzione, accomunati dal rispetto di alcuni valori imprescindibili: rispetto del lavoro e dell’ambiente, ciclo produttivo chiuso, basso impatto ambientale, attenzione per i diritti dei lavoratori, provenienza a km zero dei prodotti. Il nuovo Mercato coperto di Matelica – ottanta chilometri di distanza, ma pochi millimetri di differenza – ha gli stessi obiettivi.
Forse il caso, forse la necessità pressante di una risposta, anche simbolica, a problematiche vitali come l’approvvigionamento alimentare etnico hanno fatto combinare le due iniziative nello stesso periodo. I compagni umbri, più organizzati, meglio inseriti in un contesto più dinamico e con più opportunità come una città del livello del capoluogo Perugia offre, di certo anche con più esperienza politica alle spalle hanno chiuso prima di Matelica la fase di lancio. Con un meritato e bel successo. I migliori auguri per quanto verrà da oggi in avanti.

mercato coperto matelicaOra è il turno delle Marche. Tutte le informazioni sul progetto matelicese nel blog del Mercato coperto, la data da segnare in calendario il 30 marzo 2014 per la chiusura della prima fase e l’apertura al pubblico dello stabile recuperato. Poi, dal 31 marzo, per la fase due c’è una certa aspettativa. Spero il mercato non smentisca me né deluda un territorio che, finché il mondo non lo scopre, ancora gode del rispetto di chi lo vive e lo ama.



Dillo a tutti

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